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Slegami. Osservatorio sulla contenzione
Testimonianza di Tso e contenzione - 2
In seguito alla lettura dell'articolo su Franco Mastrogiovanni e dopo la visione del video mi sento in dovere di scrivere anche io la mia esperienza in ambito psichiatrico.
Nell'aprile del 2005 mi è accaduto un episodio psicotico nel quale mi son denudato di vestiti e averi e sono stato gentilmente accompagnato in un ospedale psichiatrico francese, (francese perché ero in trasferta per conto della mia azienda). Tra lo sgomento di colleghi e parenti vennero applicate tutte le procedure per farmi tornare in Italia. Ero ritenuto pericoloso per me e per gli altri ed inizialmente mi rinchiusero in una cella con un letto e sorvegliato da uno sportellino dagli infermieri. Da lì mi portarono in un reparto di un ospedale psichiatrico dove incontrai colleghi e parenti che nel frattempo avevano raggiunto la Francia. Nessuna contenzione, nessun abuso.
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Luigi Manconi candidato per il Partito Democratico al Senato in Sardegna
LA SARDEGNA E IL RESTO DEL MONDO
Qualche punto programmatico:
a) Cittadinanza: è necessario superare il modello etnico-territoriale, sul quale si basa la disciplina vigente, in favore di un’idea di cittadinanza “aperta”, connessa all’effettivo inserimento dello straniero nel tessuto sociale, politico, economico del nostro Paese.
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Istantanea - Poliziotti senza allarme |
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di Carolina De Santis
“Più pericolosi di mafiosi, stupratori, spacciatori. Tre Poliziotti sono finiti in carcere per scontare una pena di sei mesi ricevuta per una contestazione a titolo di mera colpa. Siamo allibiti, ed è inutile fare gli ipocriti e tentare la strada della finta diplomazia. Troppo spesso non capita di finire in carcere neppure ai mafiosi, ai delinquenti della peggiore specie, o ai condannati per delitti gravissimi, o a chi ha subito una condanna magari non pesantissima, ma per reati di forte allarme sociale come stupri o maltrattamenti in famiglia, o molto altro ancora”.
Così Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, ha commentato la notizia che “il Tribunale di sorveglianza di Bologna ha deciso di mandare in carcere Paolo Forlani, Monica Segatto e Luca Pollastri, tre dei quattro poliziotti condannati in via definitiva a tre anni e sei mesi per la morte di Federico Aldrovandi, il 18enne morto nel 2005 a Ferrara durante un controllo di polizia. Apprendiamo dunque che gli "eccessi" dei poliziotti non provocano forte allarme sociale.
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LO SCIOPERO DELLA PAURA (Dedicato a Marco Pannella) Alessandro Bergonzoni Sarei capace di fare lo sciopero della fame? E della sete? Non lo so, credo di sì, ma potrebbe essere letto come una forma di protagonismo e anche in ritardo: in ritardo in confronto a chi come Pannella lo fa davvero da un tempo lontano e profondo, in ritardo in confronto agli anni che ho perso a non considerarlo così fondamentale (anche se come molti altri ho cercato di capire o di vedere il carcere). Non basta più. Non serve più aver fatto il possibile, me lo devo ripetere alla noia, che col possibile le morti dentro, nostre, ma soprattutto loro, continuano aumentano si incrementano.
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Così è morto Michele Ferrulli. Un video inedito
di Luigi Manconi e Valentina Calderone.
Michele Ferrulli, 51 anni, il 30 giugno 2011 subisce un fermo di polizia sotto la sua abitazione, in via Varsavia a Milano. Ferrulli si trovava in compagnia di due amici; e insieme ascoltavano la musica che usciva dallo stereo del loro furgone, chiacchieravano e bevevano birra. Erano le 21.30 di una calda serata estiva. I poliziotti intervengono chiamati da qualcuno infastidito dal suono dello stereo e, secondo quanto riferiscono alcuni testimoni, Ferrulli risponde pacatamente alle domande degli agenti e fornisce loro i documenti. In pochi attimi, per ragioni non chiarite, tutto precipita. Michele Ferrulli viene immobilizzato, ammanettato e buttato a terra. I video acquisiti dalla Procura mostrano come Ferrulli, inerme, sia stato colpito più volte con calci e pugni.
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È ora di parlare di “Rieducazione” fuori del carcere
di Luciana Scarcia
Dopo le recenti notizie sulle vicende di corruzione e malaffare nelle pubbliche amministrazioni, lo scioglimento del Consiglio comunale calabrese e, ancora più terribile, l’arresto dell’assessore lombardo per voto di scambio con la ‘ndrangheta, verrà modificata la percezione che il cittadino ha dei fattori di allarme sociale? Si correggerà il modo distorto con cui si guarda alla delinquenza come fenomeno circoscrivibile ad alcune categorie sociali e al carcere come al luogo in cui rinchiudere anime perse? Quanto meno è auspicabile che, per coerenza e vergogna, aumenti l’attenzione verso chi, costretto a dar conto delle proprie azioni criminali, sta scontando la pena in condizioni disumane.
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Licenza di tortura, in italia c’è e ce la fa vedere
La mostra di Claudia Guido
di Filippo Vendemmiati
La tortura vista dagli occhi dei familiari delle vittime di soprusi e violenze di stato. Venti ritratti, senza sangue o violenza diretta, ma sguardi di dolore alla ricerca di verità, che ci dicono che quello che è capitato a loro in questo paese potrebbe accadere a chiunque, spesso senza motivo apparente, nell’indifferenza e nel silenzio. Gli occhi guardano ciò che noi non vediamo, ma ora possiamo immaginare. Claudia Guido, ventinovenne fotografa di Padova, questa mostra l’ha voluta fortemente.
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Giustizia: disegno di legge contro la tortura; inaccettabili le modifiche proposte dalla Severino di Patrizio Gonnella
Nei giorni scorsi avevamo lanciato dal Manifesto un appello al ministro della Giustizia Paola Severino perché dicesse parole chiare contro la tortura. Purtroppo la ministra ha proposto alcune modifiche al testo di legge che rischiano di rendere evanescente il contenuto del reato e non perseguibile chi lo ha commesso. Modifiche che hanno sollevato forti obiezioni da Amnesty International oltre che da Antigone.
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